2025 — Tumore della mammella

2025 — Tumore della mammella

Il 2025 è stato un anno cruciale per l’oncologia della mammella. Terapie mirate sempre più sofisticate, ADC che cambiano la prima linea, immunoterapia che si consolida e avanza, SERD orali che sfruttano l’informazione del ctDNA, intelligenza artificiale che rilegge i dati dei grandi trial e modella il rischio in maniera più fine: mai come quest’anno il carcinoma mammario ha rappresentato, di nuovo, il punto di incontro di tutte le traiettorie evolutive della moderna oncologia. E mentre ci avviciniamo al prossimo San Antonio Breast Cancer Symposium, vale la pena ricomporre il quadro complessivo: una specie di “atlante” aggiornato dei risultati maturati nel 2025, utile a orientare le decisioni cliniche quotidiane e a intuire dove stiano andando le prossime linee di ricerca.

1. HR+/HER2– precoce: verso un adiuvante più intelligente
Il carcinoma mammario HR+/HER2– in fase precoce continua a essere un territorio in profonda trasformazione. Gli aggiornamenti del 2025 confermano che l’adiuvante non è più una semplice estensione della terapia endocrina, ma un ecosistema terapeutico nel quale CDK4/6, biomarcatori e analisi del rischio convivono in un equilibrio sempre più preciso.
L’update quinquennale di NATALEE consolida il beneficio aggiuntivo di ribociclib sulla iDFS nelle pazienti HR+/HER2– stadio II–III, mentre un’analisi parallela basata su modelli di intelligenza artificiale dimostra come 79 variabili clinico-demografiche possano contribuire a stratificare il rischio: uno sguardo “predittivo” grazie all’IA. Ciò che colpisce è che il vantaggio di ribociclib si mantiene indipendentemente dal punteggio di rischio stimato dal modello, a conferma di una solidità trasversale del trattamento.
I dati su abemaciclib nelle giovani e l’impatto del BMI offrono una fotografia “real-world oriented”. Le sottoanalisi di monarchE aggiungono due tasselli importanti: abemaciclib è efficace e sicuro anche nelle pazienti giovani, un gruppo clinicamente delicato per aggressività biologica e implicazioni sulla fertilità; inoltre, il BMI – spesso trascurato – risulta un fattore da monitorare, perché può influenzare outcome e tollerabilità.
È stato anche l’anno della de-escalation e di una chirurgia più leggera: l’effetto domino delle terapie sistemiche. L’evoluzione della terapia sistemica, più potente e meglio mirata, consente oggi una de-escalation chemioterapicaladdove biomarcatori e profili di rischio lo permettono. Parallelamente, anche la stadiazione ascellare vive una trasformazione: meno dissezioni, più attenzione all’imaging, all’integrazione con la terapia sistemica e alla riduzione del burden chirurgico.
Questa sezione dell’HR+/HER2– precoce, nel suo insieme, racconta un movimento coerente: più precisione, più misura, più adeguamento del trattamento al profilo individuale.

2. HR+/HER2– metastatico: quando il ctDNA guida davvero le decisioni
Se nell’early disease la parola chiave è “profilare”, nel metastatico HR+/HER2– il lessico 2025 è dominato da ctDNA, SERD orali, mutazioni ESR1 e PI3K selettivi. Qui la medicina di precisione è già realtà applicata alle scelte cliniche di ogni giorno.
PADA-1 mostra che monitorare la comparsa di mutazioni ESR1 nel ctDNA durante il trattamento AI + CDK4/6 consente di intercettare precocemente la resistenza. Parallelamente, l’analisi I-SPY2 dimostra che il valore prognostico del ctDNA si estende anche alla malattia precoce ad alto rischio.
Il 2025 è, in un certo senso, l’anno della maturità clinica dei nuovi SERD orali.
SERENA-6 dimostra che lo switch a camizestrant al momento dell’emersione di ESR1 mutata (su ctDNA) riduce del 56% il rischio di progressione. Vepdegestrant, altro SERD orale, mostra un allungamento consistente della PFS nelle pazienti con ESR1 mutata.
Questi dati, letti insieme, suggeriscono un paradigma nuovo: non più “attendere la progressione radiologica”, ma intervenire al segnale molecolare precoce.
Lo studio su inavolisib in combinazione con palbociclib e fulvestrant migliora in modo significativo la sopravvivenza globale nelle pazienti con mutazione PIK3CA, con tossicità meglio gestibile rispetto agli inibitori PI3K del passato.
Una riflessione più ampia arriva dallo studio dedicato ai livelli di espressione dei recettori estrogenici nella malattia metastatica: non basta più distinguere ER+ da ER–, perché il grado di espressione può guidare con maggiore precisione la scelta terapeutica.

3. HER2+: il 2025 è l’anno della “doppia svolta”
Il 2025 offre due grandi messaggi per l’universo HER2+: uno nell’early, uno nel metastatico. Uniti, descrivono una traiettoria molto chiara.
L’analisi finale di APHINITY, con OS a lungo termine, conferma che il doppio blocco pertuzumab + trastuzumab riduce la mortalità nelle pazienti linfonodo-positive, senza nuovi segnali di tossicità cardiaca. Nelle pazienti N– il beneficio non emerge, consolidando l’idea di una selezione basata sul rischio reale.
E poi, quello che è probabilmente il dato più atteso dell’anno: trastuzumab deruxtecan cambia la prima linea metastatica HER2+. I risultati di DESTINY-Breast09 mostrano un miglioramento netto rispetto al backbone taxano + trastuzumab/pertuzumab. È un passaggio epocale che avrà ricadute immediate sulla pratica clinica e, inevitabilmente, sulla sequenza delle linee successive.
L’impressione complessiva è che la storia dell’HER2+ sia entrata in una nuova stagione, dove gli ADC ridisegnano radicalmente lo scenario.

4. Triplo-negativo: ADC + immunoterapia al centro della scena
Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui anche il triplo-negativo – da sempre il sottotipo più difficile – vede consolidarsi un vero backbone terapeutico ADC + immunoterapia.
L’ASCENT-04 (sacituzumab govitecan + pembrolizumab) nel mTNBC non resecabile, la combinazione ADC + PD-1 mostra risultati così solidi da essere percepita come nuovo standard in prima linea.
Una conferma ulteriore arriva dai dati real-world, che mostrano coerenza con l’esperienza dei trial registrativi.
Lo studio TROPION-Breast02 introduce datopotamab deruxtecan come un vero game-changer, un cambio di paradigma sia nel TNBC che nelle HR+/HER2– pesantemente pretrattate.
Gli ADC stanno anche delineando il futuro prossimo, spostandosi progressivamente anche nelle fasi precoci: è una delle linee evolutive più chiare, come evidenziato nel focus dedicato a questa area.
Il TNBC precoce è stato inoltre al centro delle novità presentate allo SGBCC 2025, dove l’obiettivo rimane quello di aumentare i tassi di pCR e ridurre la probabilità di recidiva a distanza.

5. Giovani, gravidanza, prevenzione e determinanti sociali
Accanto ai sottotipi biologici, il 2025 racconta anche una storia “laterale” ma fondamentale: quella delle differenze d’età, dei percorsi riproduttivi e dei contesti sociali. Le analisi dedicate confermano che le pazienti giovani costituiscono un gruppo a sé stante, con malattie spesso più aggressive e bisogni clinici e psicologici più complessi.
Uno studio affascinante suggerisce che gravidanza e allattamento possano rafforzare l’immunità CD8+ e ridurre il rischio di sviluppare tumore della mammella, un possibile spunto per future strategie preventive.
Un progetto italiano mostra come anche in contesti fragili come il carcere sia possibile promuovere prevenzione primaria e secondaria. È un promemoria potente: la lotta al carcinoma mammario non è solo questione di farmaci, ma anche di accesso e di equità.

6. Biologia della metastasi e “prospettiva futura” dell’oncologia
Oltre i singoli sottotipi, il 2025 offre due visioni d’insieme. Dal discorso di Joan Massagué si svelano alcuni segreti delle metastasi, attraverso nuove riflessioni sul ruolo delle cellule con fenotipo staminale, sulla dormienza e sul pathway STING come possibile interruttore immunologico.
Un contributo più ampio individua nelle terapie cellulari, negli ADC, nella combinazione immuno-targeted e nell’intelligenza artificiale le leve principali della prossima rivoluzione.
La sintesi dedicata all’immunoterapia nel breast cancer evidenzia un movimento chiaro: consolidamento nel TNBC, prime aperture in HR+ e HER2+, forte spinta combinatoria con ADC, e soprattutto necessità di biomarcatori più raffinati.

A cura di Luciano De Fiore

per approfondire

https://oncoinfo.it/temi/speciale-oncoinfo-2025-tumore-della-mammella/


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