Cosa Facciamo

Cosa Facciamo

L'associazione è il primo sodalizio italiano curato e gestito da donne malate al IV Stadio, che si avvale della preziosa collaborazione di persone che già hanno vissuto l'esperienza del tumore primario al seno e di persone che non hanno mai avuto la malattia. Questo perché crediamo fortemente nell'utilità di costruire ponti e non muri. 

Il malato di cancro al seno metastatico vive, infatti, una particolare condizione non solo clinica, ma anche psicologica e sociale, che lo vede spesso emarginato e costretto alla solitudine, anche a causa della grande disinformazione verso la malattia metastatica. 

La fondatrice, Mimma Panaccione, ha voluto accendere i riflettori sulla malattia per diventare portavoce dei pazienti, fare advocacy e collaborare alla ricerca, con il sogno e la speranza di trasformare il piccolo vagito di allora nella voce tonante di domani.

L’obiettivo, lo scopo, il fine primario dell’Associazione è di ottenere un beneficio, sociale e di salute per gli associati e per tutte le donne metastatiche.

Le azioni e gli strumenti individuati per il raggiungimento di queste finalità partono dalla diffusione della conoscenza sul tumore al seno metastatico, rendendo note le attività di studio e di ricerca oncologica svolte in campo nazionale ed internazionale e promuovendo un interscambio di informazioni e collaborazioni tra soci, istituzioni, case farmaceutiche e medici. Proseguendo con l’organizzazione e la partecipazione aconvegni e manifestazioni sia sul territorio nazionale che in ambito internazionale, con l’intento di dare vita ad una capillare campagna di educazione sanitaria, sociale e di divulgazione. 

Svolgere ogni iniziativa quindi, anche con altre istituzioni, per favorire sotto il profilo fisico, psicologico, umano e sociale le donne colpite dal tumore al seno metastatico.

“Ognuno di noi nel suo piccolo può fare la sua parte per cambiare le cose, per cambiare in meglio anche la vita di una sola persona. Certo se uniamo gli sforzi facciamo di più e meglio. Quindi quando possiamo, quando la malattia ci dà modo, diamoci una mossa. Io so che probabilmente pianto un seme che non vedrò germogliare. Ma sono felice al pensiero che gli altri potranno ripartire da quel seme, almeno col vantaggio di stare un passo in avanti.”  Mimma Panaccione. 

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